Sarılma

È onda rossa di volpe in fuga
Nei marosi campi arati a vento
Fresco, di onda rugginosa, cupa
A scorrere il torbido cemento
E far mille passi, portati a vela
In frenesia minuziosa, di piene
Zuffe d’oche e canestri murati
Ai lumi di fango, scherzosamente pestati
In volo il braccio avrei dovuto darti.

Sono sempre ai limiti, girato altrove,
Alla campanella, al confine, al ritorno;
Del drappo che m’incuba, mai son spoglio.
Tiene distanza, riserbo, amnesia; fa mistero.
Mi piacerebbe sentirmi vivo, ma in furia,
M’anticip’ogni volta al vuoto;
Quando questi al mio uscio di sé fa nunzio
Nocchiere dei vili Rimpianto e Rimorso,
Da dargli non ho che un poema attorto
Sul volto ch’indossava nella mia mente
Quand’egli da me, era ancora assente.

Le Nubi di Magellano

L’escissione di un cancro
Ostracizzata eclissi’n dominio
Ad arroganti spoglie tramontine
Se di morte t’è poesia
Trauma a proposta d’uranico intrico
È mite impasto tremebondo, e via
Deliri e moine di foglie piante;
Stanno, le stelle in pena.

Notte novella, di luce nuova alle porte
In perenn’assenza di respiro da snudare

FINNTERSTELLAR

It was a lazy Sunday
With nothing on TV
When Finn’s mom tried
To discover and see
What the blue skies hide.
Finn, who was merrily passing by
Was struck, amazed, in awe
He couldn’t believe his eyes!
“Mom!” he said “There I want to go!”
And so, behold! It’s about to begin
The magical cosmic adventure of Finn

Era una domenica di noia,
Nulla passava la tivù,
Quando la mamma di Finn decise
Di vedere cosa il cielo blu
Nascondesse nei suoi reparti.
Finn, che passava da quelle parti
Rimase colpito, allibito, folgorato,
“Mamma!” disse “voglio vedere questo posto fatato!”
E così iniziò, senza dubbio, senza paura,
Di Finn la tenera cosmica avventura

Principio 2: Se non hai un piano, agisci tenendo gli occhi aperti. Un segnale salterà fuori. (UFM-3)

Principio 2: Se non hai un piano, agisci tenendo gli occhi aperti. Un segnale salterà fuori.

A venti minuti dal coprifuoco, bardati come esploratori in un invernale incubo Siberiano io e Corot tradiamo il tepore del salotto, e con i cagnetti ci avventuriamo per la Strada.
Corot oggi ha portato una delle due bestiole fino ad un’apicale Chiesa.
Le chiedo se abbia mai visto dei cestini, lungo la Strada, e lei mi dice che nel tornare dalla sua avventura ha sceso l’intera collina cercandone uno cui far dono d’un ricordino di sua pelosità, senza però vederne alcuno.
Questi piccoli inidizi rivelano come sempre più convincente il sospetto che la Strada non sia vista come ambito comune, ma come atto di fuggiasca transizione.

Le chiedo questo mentre siamo nell’ampio spiazzo (ho sempre detestato la parola ‘spiazzale’, suona così sgarbata!) sotto casa. La forma dell’assenza mi fa sorgere un dubbio, che il saggio Vindef mi fuga prontamente. Sì, prima un palazzo aveva radici in questo parcheggio, e corpo nel suo cielo.
Proverò a trovare altre informazioni su questa non-più-casa. Che semi ha disperso? Che fantasmi abitavano i suoi rami?

Nel chiedere a Vindef informazioni sul vuoto guardo il macilento marciapiede che timidamente rimugina al bordo del nulla.
Si potrebbe espandere, si potrebbe ricoprire di verde, le panchine scolorite potrebbero essere aggiustate; i muri scrostati e marci potrebbero rifiorire ricoperti da murales dai colori vibranti, piccoli inviti quotidiani all’arte, alla bellezza. Si potrebbe trasformare un’opera di land art operante pragmaticamente una discussione sullo squallore urbano, in uno spazio di serenità e, in un futuro non troppo lontano, interazione.
Perché non farlo? C’è abbastanza spazio per le macchine, e per gli umani. Magari un giorno avremo abbastanza biciclette da reclamare l’intero rettangolo. Fino ad allora, la simbiosi sembra una strada più allettante, ed elegante, del farsi da parte e capitolare.

Da fare:
• Capire quale sia il processo per richiedere l’installazione di un cestino per i rifiuti (il cestino dev’essere standard o può essere artistico?);
• Trafugare storie dal passato sulla non-casa;
• Trovare il modo di avviare una conversazione sul dare nuova vita ad un marciapedi fatiscente;
• Capire se, e come, sia possibile aggiungere nidi per api solitarie agli spazi cittadini (ad esempio: https://oxfordplanbee.web.ox.ac.uk/home )

Tanti Auguri, Cariatide

La tua età il tuo cuore rispecchia:
Wow, oramai, sei davvero vecchia.
Quasi a trenta, in odore di cento,
Di lor perduto andrà nessun lamento

Quando ti deciderai a praticare archeologia,
Esperta di vecchiume, quella metodologia
Tenendoti (please) lontana dalla rabbia repressa
Potrai usar per conoscer te stessa
(Se troverai il tempo, tra premi e interviste)

Un mare di cani saran le tue conquiste
Qualcuno dirà nonna, i bambini signora,
Fossi in te, anticiperei il fato e mi farei suora.

Συρρεντόν

Dammi un amore sgraziato
Di abbracci troppo stretti
E sogni nuovi malinterrotti
Da lacrime, calci, e baci

Non ti dirò d’esser aria
Perché lo star senza te non soffoca,
Ma ispira, e nutre il canto,
Che di sua voce lieta squilla

E se ti parlo di infiniti
Colora l’aria di opalino riso
Ché se ne faccio parola
Dell’amartene te ne faccio ratto

Se il tuo sapore si fa meno doce
Stu ccafè m’o bbevo amaro e torbido
Ma ti ringrazio, e sorrido

Non t’amo per gusto capriccioso
O per tradizione ignara
T’amo perché delle terrazze
Dove uno si ferma e corteggia la tazzina
A toja e chella arò s ver’ ‘o mare

Tu, tu me faje scurdà ca nun poss essere viento
Ca l’orizzonte nunn è nu scalino pe’ carezzà ‘e ssirene
Ca ‘o pietto diedero al sole, e la chioma alla spuma
L’incanto ra voce lo fanno al core, diretto
E l’venir divorati sta in ogni porto