Panache

Mai ho compreso
Se la tua anima fosse politica,
Nel suo orgoglio leso,
O si muovesse, a tentoni
In una stamberga eremitica
Bruciando terre e ponti
Per tenersi lontana
Dagli inevitabili, seppur bonari, confronti
Dell’esistenza umana

E se la razzia di campi e cantine
Sia messa in scena per odio, o per fame
Dalle tue armate assassine
Che van cantando con scudi e lame
Primitivi, saccheggiati canti
Per inventarsi un reame,
Farsi amanti di mitologiche baccanti

Continuo ad ignorare il moto delle tue fasi
Se il tuo sguainare, non affrontata,
Una spada di legno e levarla a nasi
Dica d’un’ansia d’essere consumata
O d’una intensa gioia d’essere che passa
Per, annoiata dal dipanare una matassa
Tagliar questa in due, mettersi i resti sulla zucca
E fischiettando rimarcare “Ohi, che bella parrucca!”

Se m’avessero detto
Del mio smarrimento
Li avrei zittiti
Col fruscio d’una mappa

Golden Cloud

UN

I campi gelati

Ed il mesto rinsavire

D’un termitaio fumante

 

Una vecchina sparge fiori per un cimitero

Per un futuro assolto

Dal crimine d’essere

 

Se il titanico morire

Prova a stringere tra le sue dita use ad else ornate

Il fluire del tuo mutarti

Tracannare al più potrà il suo riflesso

Il Programma di Stasera è Gentilmente Offerto da Sun7!

Elogio della pubblica inutilità e delle folly towers.

Città, cittadini e personificazioni e raggruppamenti vari di collettività di piu o meno ampia estensione, è giunto il momento di acquistare per il vostro ancor incompiutamente ameno luogo un Tramontìdore!

Per troppo tempo abbiamo lasciato che i centri abitati fossero gestiti da mungitori da settima e ottava bolgia, distribuiti più in generale nei cerchio ottavo e nono del torrione conico che s’espande come radice modesta e deferente che non osa muoversi tra geomorfismi sintetici. Le strutture e i servizi, vi son predicate come magnanime elargizioni e ridotte al necessario, all’utile, al produttivamente vantaggioso, bricioline scivolate via non viste tra i liquami di pettegolanti, petulanti, palati.

Un ospedale per rattopparvi e spedirvi di nuovo nella macchina, una libreria, se vi è concesso, strade per portarvi al lavoro più rapidamente. L’intera Terra è dei fuochi per l’inutile, il non pratico, l’ispirazionale, per l’inappropriato e l’improprio. Il generale e l’avvocato che si beano nel rivedere nelle pennellate chermisine il sangue versato e quello deterso che hanno permesso l’acquisto dei rispettivi attici a piani che vanno oltre quelli del numero di dita medio per individuo umano, non godono di alcuna particolare predilezione divina che gli conceda il diritto di rubarvi l’orizzonte e i drammi che vi avvengono, a lasciarvi con il criptico zenith e le sue storie da pensionato sbiadito o con la speranza di finire a dover lavorare più ore del dovuto a riparare tubi o cavi a casa di un riccone e poter rubare con un’occhiata di sbieco qualche raggio prezioso.

Ripetete con noi: “Per favore, politico-genitore, per Natale regalami un Tramontìdore!”

Rivelato in un sogno nell’anno della grande peste al fondatore dell’azienda che ora è Sun7, il Tramontìdore (T maiuscola, in quanto trattasi di oggetto di rivelazione) è una piattaforma marmorea, completamente pubblica, costruita con l’unico scopo di permettere alla comunità di godere del tramonto migliore che il perimetro urbano abbia da offrire. Lo standard richiede una piattaforma osservativa in cima ad un torrione, e due scalinate che s’inerpicano verso la piattaforma, il tutto da costruirsi in stile barocco.Le scale sono necessarie per introdurre un elemento di attesa e partecipazione al quotidiano martirio del sole. Qualora questo elemento introduca una barriera architettonica per voi o per i vostri cari, la Sun7 sarà felice di inviarvi un sollevatore di pesi riciclato da una vita di insofferenza e insoddisfazione per trasportare l’interessato in giro. Inoltre, la Sun7 fornisce, da qualche anno, addizionali servizi di miglioramento artificiale del tramonto (dispersione di aerosol per il controllo del colore; installazione di robot geoingegneristici per la gestione e la modulazione della drammaticità e della presenza dell’osservabile).

Cosa aspettate? Contattate adesso Sun7 e ordinate un Tramontìdore – riceverete cinque artisti in omaggio!

Nel sogno, in una densa foschia gelatinosa e traballante dei colori tipici del cielo prenotturno si muovevano delle feste, sciamando per marciapiedi a strapiombo su una vallata. Una donna, intenta a far migrare la stessa palette, con ricci biondi scivolanti verso un vestito di corallo, si volta verso le scale e sale sul primo gradino. La sommità della piattaforma era angolata in maniera tale da celarsi. Un cagnolino chiamava da una macchina.

– La visione, dal retro dell’Opuscolo

Ti dicono di sognare, ma sognare è fatto anche di vedere orsetti di peluche al posto dei piedi o di hamburger telescopici volante che vi schiaffeggiano quando aprite una porta. Quello che in realtà esigono da te è un business plan, una visione strutturata del vivere lo stereotipo che con l’aiuto delle circostanze ti è stato scelto. (…) Il tuo esistere è stato ridotto ad un imperativo dovere. L’inesistente non consuma, non produce, resta solo un minuto ‘blip’ in evanescenza sul sacro radar circuito economico con gli obblighi e i riti legati al disporre d’un rifiuto umido con fattezze umanoidi. E le monete sotto la lingua o le palpebre dei defunti, rimosse dalla circolazione – quale atroce barbarie!

– Dal manifesto dell’anarchico che fece saltare in aria un Tramontìdore mai costruito il giorno prima della sua inaugurazione
(Picture by RCDF.)

Capriccio

La lunga criniera spinosa
Da un guasto assistente dondolata e coccolata
Accentra guaiti d’apatia
E si spinge tra fiabe arabe
Dette nei sogni di primo albeggiare

D’ostinazione sospesa
Rabbia fattasi pietà
Fungine superflue attrazioni
E repulsioni in cirri di spore,
L’estendersi e il dilatarsi
Alice sviscera con un dito
Nel mosaico di brecce e perle d’intonaco

Cosa m’accadrebbe
Bevessi le acque ignote,
Ornate da mille murati ciottoli
– Corona di iridescenti spine –
Del cupo pozzo bifronte?
Solo ala può farvisi scodella
Prenderne sorsi catramosi e
Tra impalcature d’ovatta
Premer via purulento disgusto


Il segno d’una foglia
Che s’evolve come una mano
Sul dorso della tua
Non di vite
Già d’uva spoglia
Per l’aberrazione di lune nuove
E la bizza di ninfe
Pigre masticatrici di tabacco
Tra anacronistici archi greci
E ucroniche cattedrali di dio sconfitto

Saltare nelle acque pudiche
Parrebbe scandaloso ai cadaveri in breccia
Proni allo scorno occhi di roccia, maestri
Nel raggomitolare e sbrogliare costellazioni
Ch’appaiono andar ricorrendo
Sempre uguali mandrie estive
Passeggere più o meno contratte
Di eroici flussi; mosse di scacchi
D’un francese stanco di schermaglie
Pezzo e preda d’una partita truccata

ὄνειρος

In piedi sul pronao dell’oceano
Scruto tra le crepe ambigue,
La divinità muta nella cella

E traccio vite e amori
Di creste d’onda che navigano parallele
E solo nel morire s’adorano
Su reliquie d’innominate creature

T’ammanta il meschino irreale
Di fiamma maschero i tuoi spigoli
Che per sua divergente natura
Ti snuda ogn’ora con brama diversa

Sui baluardi d’Avalon
T’attendo per vedere gli arazzi
E la voluttà libertina
D’una Luna che si accende
Come nuovo bucaneve sulla tua corona

Porterò sogni dal buio delle cucine

Tokat

Perched on antennas chirping to space
The birds sing a lullaby
To call their lovers home

My feet sink in bitter nettles when
I’m tired of hanging from this cage
But never at them stares, my hopeful face

A cage is there to give purpose to its key
The private universe, when the empty space in between is null
Opens to a nest, a keep against the winter’s stare

Dangling keys are a torture
And a queer promise: “The Ocean did not swallow me
You’ll see me again. I’m your future”

My Goddess, the key.
Sometimes enshrouded herself
In her oyster clouds shrine

And I’m left wondering
Why am I here, between the stinging leaves,
The eager whip, the haughty sun?

I had a reason, a long time ago,
Found this divinity diving for shells
In the warm bay of your breast

I had a reason, which has stayed true
For I am not in love with an image or a mirror
But I am mad about you.

Sing from your spot:
I’ll quickly jump from my boat
And surrender my eyes.

In our little world magic happens
Of this siren’s some synesthesia
A bright lighthouse will make.
And for your words I’ll crawl through these sharp rocks

Magic

I feel broken.
I feel broken for I am,
Broken.
Not beyond repair
Each part its name hasn’t let fade
Still dearly holding the map
To reconstruct the palace of self
Up to its spires.
Not burned to a sugary pile,
Not crushed to the guts
Of an obsidian hourglass
I still feel the time passing
But I don’t want to be there.
Words disgust me,
And the emotions I smoothly sailed
Make me seasick, white lipped
The vision blurred
To starry nights over bare concrete
The aphasic static puked from lips
Like wine at parties flows
And the vultures, and the crows,
Eye my crawling limbs
In this disturbed sunset
As they smell an end in me.
But I’m neither dead, nor dying,
Still here smiling, and trying
For I am
Broken, not beyond the gate
I let waves whisper to me
Dispersing their breath along
The ridges and creases of my curls
And in the ridges of the giant tear
Wetting the panicking lips
Of unforgiven ground
I drop my sinking blackdrops
Mend my shredded core
Let my sorrows flow
Through arms stretched,
Like cloudmaking chimneys
It’s not a ritual
Nor it comes from inspiration:
This process of purification
It’s in the stories of the drowned
Flowing
Yellow flowers sing their birdsong
Revealing their gay eyes
And I can hear them only ’cause
I’m broken
But slightly less.

(Yes, I’m alright, thanks <3)

I am your cup, you’re my wine

Can one sail and cross the world

And always be in the right place?

Far from the cement columns

Framing the harbor of the usual

On a Boreal glimmering vessel

Our candlelit wooden castle

And trees again, fragrant chocks to be faded

To lift towards the angels above

And stream their specks about

The dazed glow of dreamcatchers

Surprised rain not ready to leave,

Tinsels for the aerial woolly passengers.

When tickly feathers flutter

Bobbing buoy of dull fishermen

In the private spider gem

Root of the demons’ hair cobweb

New life has been breathed

And the sky is golden anew