νόστος

Honey and mornings do honeydew,
Drips in dim British mews
Drizzle slips, from hollow runes
To the moon thou shall attune

It carries a sooty tune, and you,
Sing along, don’t whip your rings;
Unpreached wards have no ashen wings,
No malice to burn the oaks anew.

Life is but a piano
Mechanical strings,
Gleaming notes,
Decrees, and tides

Life is but a piano
A piano’s its echoes too
Denoument does not bestow
A machine laid bare

Many blessings have sworn
To never leave the air

Tanti Auguri, Cariatide

La tua età il tuo cuore rispecchia:
Wow, oramai, sei davvero vecchia.
Quasi a trenta, in odore di cento,
Di lor perduto andrà nessun lamento

Quando ti deciderai a praticare archeologia,
Esperta di vecchiume, quella metodologia
Tenendoti (please) lontana dalla rabbia repressa
Potrai usar per conoscer te stessa
(Se troverai il tempo, tra premi e interviste)

Un mare di cani saran le tue conquiste
Qualcuno dirà nonna, i bambini signora,
Fossi in te, anticiperei il fato e mi farei suora.

Pomice

Passaggi di stato;
Onde sotto i confini
Confesse in aspre sorgenti
Aeriformi collettori
Natrici polmonari

Labirintini rammarichi, in algarelli
Gettati da mummie, pêcheurs
In nastri di viscido sargasso
Riedificati da furia e abisso

Del soffio su nuda roccia
Catturano il fiato:
Dall’ascesa di tufo dorato
Melodia elementale s’impone

Naufraghi nelle acque di Zama

Difficile è fermare
Iniquità d’aculei e more
La salmastra contraddizione
Tra intrasigente maestà
D’avvolgente Giunone; e

Punta d’Artemidea freccia
In udienza a lettere in scorza
Di quel’che si portan sotto sterno
A volte in silenzio eterno
Strette in timorata forza, parole
Inchiostrate p’andar mai oltre passato

Non capitò a me di captare
Nel tuo sentenziare parco
Scelto, con cura d’ascolto,
Volontà di fluir che cerchi;
Sol costruzione di sentieri

Forse smarrita in duplicità
Idea falsa di duel continuo, e hai fede
Nel non esser per affinità, ma lama
Sola, t’è unicamente il distare
Pena romper argini che tengon
Vene indulgenti dal sondare
In scarlatta diffrazione
Altari di presagi e rune
Che purifican devozione

Arriverà a posar qualcuno mattoni.

Aquiloni

Battito d’ali è suono
Fiato se si conosce il vento

Falena in abbandono
Sacche d’albore smetti
Migrando polline all’ombre

Orna ogni dono pigmento
Di cui ‘nventasti miraggio
Sul limitare dei tuoi spazi

Se ora trama t’appare assente
Non divinar cecità
Nell’invito di tela vuota

L’Ape Sacra

Da lontano t’han confuso
Per immobile statua, in giardino

Ricoperto su pendici d’un vulcano
Il cranio da viti d’uva assolata
Che son cruccio, ispirazione,
Purpureo arroccarsi leonino

È nell’arboreo assioma
Di mai fuga innovazione,
Audace ritorno dal crollo,
Di te il monumento:
Non fenice, ma corallo

Mutilata ricresci, corruzione
Non t’assale e storpia
Bensì cambia, sabbia
Ch’accoglie nuove linee
Elargite in marea

Drakensberg

Telaio di cascata
Parete in eufonia distante
Che dà potenza al flusso

Vinti salici, iridescenti,
Adulan polvere nell’ebbro letto
Il tuo riso effonde in venature
Di foglie d’albero del mondo

Sognante, su ordito di gramigna
Dita cingono potamiche mandrie.
L’urbano stigma d’attesa
Lacrime in sulfuree rune

Gerhard Kremer

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Sono ancora parole di prologo
Quando un rogo guida Giuseppe
A fronti non reclusi in mappe

Disegna intuite cartine
Traccia i propri sentieri
Nei diari che si fan terre

Linee rosse a teofanie
Guarda bocche far promesse
Di rifugi, visioni, manie

E mai s’apron labbra
Lattiginose di astri, spuma
A rivelar labirintino enigma

Urlato da uno stilita
Al centro dell’intreccio
Seduto, fattosi eremita

Per conquista d’aritmia
Da sensualità di compagnia,
Pulsioni; or cita a sventurati:

“Da me foste portati,
Corpi non per queste stanze.
Di me, svelate le circostanze.”

Così, non solo per statura
T’ho spesso visto elevato,
Distante mai,

A cantare dal tuo seggio
Di rami d’autunno canzoni
Ad anime in simil volteggio

Parliamone.

Di te scrivo con la tua penna
Perché non di pietà parvenza avesse
Sigillare il tuo palmo con un disco;
Nei tuoi occhi smanie che non capisco
Ed è un bel nero sin singulto

Uno stelo flesso, grano selenita
Forma nella pienezza, senza suono
Capelli di sabbia dritti al suolo
Clessidra in tempo assente

Ti immagino in casa, quella
Con un solo tavolo, pareti cielo
In cui ho visto tutti, in fantasia,
Quelli che m’han teso la mano
A offrir a me di desio poesia

Nel tuo dirti padre di famiglia
Ho voluto non veder menzogna
Non per orgoglio nel saper dire
Rapido, istanze false da quelle vere
Ma perché il tuo essere umano
Non s’esaurisse nella corsa del treno