È onda rossa di volpe in fuga
Nei marosi campi arati a vento
Fresco, di onda rugginosa, cupa
A scorrere il torbido cemento
E far mille passi, portati a vela
In frenesia minuziosa, di piene
Zuffe d’oche e canestri murati
Ai lumi di fango, scherzosamente pestati
In volo il braccio avrei dovuto darti.
Sono sempre ai limiti, girato altrove,
Alla campanella, al confine, al ritorno;
Del drappo che m’incuba, mai son spoglio.
Tiene distanza, riserbo, amnesia; fa mistero.
Mi piacerebbe sentirmi vivo, ma in furia,
M’anticip’ogni volta al vuoto;
Quando questi al mio uscio di sé fa nunzio
Nocchiere dei vili Rimpianto e Rimorso,
Da dargli non ho che un poema attorto
Sul volto ch’indossava nella mia mente
Quand’egli da me, era ancora assente.