
Sono ancora parole di prologo
Quando un rogo guida Giuseppe
A fronti non reclusi in mappe
Disegna intuite cartine
Traccia i propri sentieri
Nei diari che si fan terre
Linee rosse a teofanie
Guarda bocche far promesse
Di rifugi, visioni, manie
E mai s’apron labbra
Lattiginose di astri, spuma
A rivelar labirintino enigma
Urlato da uno stilita
Al centro dell’intreccio
Seduto, fattosi eremita
Per conquista d’aritmia
Da sensualità di compagnia,
Pulsioni; or cita a sventurati:
“Da me foste portati,
Corpi non per queste stanze.
Di me, svelate le circostanze.”
Così, non solo per statura
T’ho spesso visto elevato,
Distante mai,
A cantare dal tuo seggio
Di rami d’autunno canzoni
Ad anime in simil volteggio