Belmopan

O voi che potete,
Cui mai dissero di no bruti,
O furon lapidati in astensione
Da cartigli scorati su bolle di sapone
Per occlusione la sporta s’elide
E resta l’insincero grembo
A disimbrogliare miti, e miti occhi
Si spengono come giochi antichi
D’una famiglia e le sue piccole mura
Erranti tra i destini d’una festa
Annunciatasi come rovina
I gabbiani in mormorio spento
M’hanno annunciato il cuore
Che vola per leggerezza,
Che vola per peso,
E in questo falso affetto atteso
Nel vostro mondo di albeggiare smeraldino
M’abbasso in trame finali
A smaltire l’abuso d’asfissia
E il dispossesso infame del ferroviario svezzare
Smussato da irritenute lussurie
Che tramano in cornici atroci e fitte
Atrofie imperiali travolte da sesso
E odori che si levano da tavole incomprese
Incosciente, il pestello innesca il passato
Delle sue forme recupera una maschera
E l’essenza inviva orfana d’otto rubini
A cui s’appoggiano ragazzotti spiaggiati
Abbandonatisi ai mari caldi della lacerazione
Carote in un brodo di pollo, non uomini

Di te più d’un po’ di colore non ebbi o vidi
E ora nella tua foto, turbato sorridi
Senza avere da dire altro che i tuoi denti
Mai serrati dal dire sbagliato
Amore, amore, perdere più del respiro
Le lettere tra le tue scapole convulse sussurrate via
Inchiostro evaporato in coscienza e posizione
Indiretto volgersi al sale, le sue scariche d’ambra
Scorie nei polmoni in cui fioriscono meli.
Vorresti del te?

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