Teoria delle Possibilità (Parte 1)

Un’insegna posta in quella posizione,
Girata a quella buffa angolazione
– Tanto amata dal proprietario –
Scava, buca e macchia
Con l’aiuto d’un sole usuraio
Che in cambio d’essenza
Prostituisce i suoi raggi
E di palazzi, piogge e passi
Tutti architetti del mucchio di sassi
Squadrati e retti che chiaman strada

E del sogno, dei cinquant’anni
Di aperture all’alba,
Quel che resta nel futuro
I peschi germogliati
In fiore su stracci
Da semi sputati
Per divelte porte

E un fosso,
Il fosso
Sprone per il distacco
Per una testa dal suo cielo
Sviata da candide nuvole
Oppressa dalle candide mura
Cerca rifugio in idee sottomarine
Nei giorni indiscernibili della cura
Dai nomi babelici, tutti uguali
Autoreferenziali, adimensionali.

Psicogeografie nei sottoscala
Avere in cuffia solo frinir di cicala
L’agopuntura urbana
E il rimestare l’aria di lepidotteri
Di incompresi imenotteri
Un occhio chiuso,
Un dito offeso,
Un sassolino autoimposto nella scarpa
Miele sprecato nel mosto
Nell’essere a cui non si scampa
Precetti imperfetti per rischiarare l’abissale.
Le possibilità vanno in modo esponenziale

[1] https://en.wikipedia.org/wiki/Psychogeography

[2] https://en.wikipedia.org/wiki/Urban_acupuncture

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