Panache

Mai ho compreso
Se la tua anima fosse politica,
Nel suo orgoglio leso,
O si muovesse, a tentoni
In una stamberga eremitica
Bruciando terre e ponti
Per tenersi lontana
Dagli inevitabili, seppur bonari, confronti
Dell’esistenza umana

E se la razzia di campi e cantine
Sia messa in scena per odio, o per fame
Dalle tue armate assassine
Che van cantando con scudi e lame
Primitivi, saccheggiati canti
Per inventarsi un reame,
Farsi amanti di mitologiche baccanti

Continuo ad ignorare il moto delle tue fasi
Se il tuo sguainare, non affrontata,
Una spada di legno e levarla a nasi
Dica d’un’ansia d’essere consumata
O d’una intensa gioia d’essere che passa
Per, annoiata dal dipanare una matassa
Tagliar questa in due, mettersi i resti sulla zucca
E fischiettando rimarcare “Ohi, che bella parrucca!”

Se m’avessero detto
Del mio smarrimento
Li avrei zittiti
Col fruscio d’una mappa

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