Capriccio

La lunga criniera spinosa
Da un guasto assistente dondolata e coccolata
Accentra guaiti d’apatia
E si spinge tra fiabe arabe
Dette nei sogni di primo albeggiare

D’ostinazione sospesa
Rabbia fattasi pietà
Fungine superflue attrazioni
E repulsioni in cirri di spore,
L’estendersi e il dilatarsi
Alice sviscera con un dito
Nel mosaico di brecce e perle d’intonaco

Cosa m’accadrebbe
Bevessi le acque ignote,
Ornate da mille murati ciottoli
– Corona di iridescenti spine –
Del cupo pozzo bifronte?
Solo ala può farvisi scodella
Prenderne sorsi catramosi e
Tra impalcature d’ovatta
Premer via purulento disgusto


Il segno d’una foglia
Che s’evolve come una mano
Sul dorso della tua
Non di vite
Già d’uva spoglia
Per l’aberrazione di lune nuove
E la bizza di ninfe
Pigre masticatrici di tabacco
Tra anacronistici archi greci
E ucroniche cattedrali di dio sconfitto

Saltare nelle acque pudiche
Parrebbe scandaloso ai cadaveri in breccia
Proni allo scorno occhi di roccia, maestri
Nel raggomitolare e sbrogliare costellazioni
Ch’appaiono andar ricorrendo
Sempre uguali mandrie estive
Passeggere più o meno contratte
Di eroici flussi; mosse di scacchi
D’un francese stanco di schermaglie
Pezzo e preda d’una partita truccata

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