In piedi sul pronao dell’oceano
Scruto tra le crepe ambigue,
La divinità muta nella cella
E traccio vite e amori
Di creste d’onda che navigano parallele
E solo nel morire s’adorano
Su reliquie d’innominate creature
T’ammanta il meschino irreale
Di fiamma maschero i tuoi spigoli
Che per sua divergente natura
Ti snuda ogn’ora con brama diversa
Sui baluardi d’Avalon
T’attendo per vedere gli arazzi
E la voluttà libertina
D’una Luna che si accende
Come nuovo bucaneve sulla tua corona
Porterò sogni dal buio delle cucine