ὄνειρος

In piedi sul pronao dell’oceano
Scruto tra le crepe ambigue,
La divinità muta nella cella

E traccio vite e amori
Di creste d’onda che navigano parallele
E solo nel morire s’adorano
Su reliquie d’innominate creature

T’ammanta il meschino irreale
Di fiamma maschero i tuoi spigoli
Che per sua divergente natura
Ti snuda ogn’ora con brama diversa

Sui baluardi d’Avalon
T’attendo per vedere gli arazzi
E la voluttà libertina
D’una Luna che si accende
Come nuovo bucaneve sulla tua corona

Porterò sogni dal buio delle cucine

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