Confusione, caos, fretta.
Cara,
come quella canzone di Lucio.
“Che pena che nostalgia
Non guardarti negli occhi e dirti un’altra bugia
Almeno non ti avessi incontrato…”
E invece, nonostante tutto, sono felice di averti incontrato.
Con il tuo silenzio, a cui si sono intrecciate le parole di un’altra donna sul suo amato, Basquiat, mi hai fatto capire cos’è che il mio cuore è bravo a riconoscere come necessario da stringere forte a sé.
Dolore. O, meglio, un particolare tipo di dolore.
E’ un dolore da cui voglio salvare, è un dolore che, inconsapevole, porto anch’io dentro, è un dolore che mi affascina per il modo in cui viene celato agli occhi affamati della gente?
Nescio, sed fieri sentio et excrucior.
Terza lettera (no, non C).
Tre incontri in pullman.
L’organista che rimanda alla libertà di un suonatore Jones, il minatore ed il vedovo.
L’organista del Devon, i nonni materni esiliati dall’Italia e poi dispersi tra le drammatiche selve inglesi, era diretto al guado dei buoi, dove uno svizzero che aveva acquistato una cappella tutta per sé gli aveva chiesto se volesse suonare l’organo antico che completava il luogo.
Il minatore, tornava a casa dall’aver comprato cibo per sé e sua moglie, la seconda.
“So dove andare a comprare la roba fresca: tocca, è ancora caldo”.
Amante dei viaggi, un ginocchio distrutto dal lavoro in miniera, decine di storie da posti umidi, aridi, congelati, bui; il riscatto a Malta. Ogni volta che parla del padre si fa il segno della croce.
“Dovresti scrivere un libro sulla tua vita!”
“Vengo dallo Yorkshire, metà del libro sarebbero parolacce”
“Fanculo i moralisti”.
Il vedovo che spesso vedo quando mi sveglio tardi. Coppola marroncina, una busta della spesa di Tesco, ogni mattina sceglie qualcuno di diverso con cui parlare.
“Mia moglie prima di morire mi ha chiesto di mandare un regalo ed una lettera a Natale a tutti gli amici del bingo“, dice, prossimo all’emozionarsi.
“Un’anima così bella non può che essere in un posto migliore“.
Ogni volta che lo vedo provo ad evitarlo, nonostante la cosa mi faccia sentire terribilmente in colpa.
Non sono pronto a tendere la mano all’Atlante di un simile dolore.
Non so se mi spaventi più perdere l’amore quando ormai è troppo tardi per ricominciare (penso sempre alla nonna d’una amica, tradita a settantacinque anni), trovare l’amore quando ormai è troppo tardi per vivere una intera vita insieme o non trovare mai l’amore.
Il vedovo, il minatore risposatosi a sessantanove anni con una compagna di bevute di gioventù, il musicista. Strani tarocchi.
Un tubercolotico ha raccontato di un’altra malattia nella mia città; l’eteronimia l’ho rubata ad un altro morto quarantasette anni dopo il suo anno di nascita.
A presto, Ananke conosce la data.