Lettera 2

Caro,

sacrificium, rendere sacro. È l’atto distruttivo ad avvicinare al divino, ad appagarne un bisogno od un vizio, un capriccio.
Oggi ho visto un cerbiatto sacro.
Steso per strada, di traverso alla carreggiata, a pochi passi dai campi dove ieri, dalla posizione privilegiata del secondo piano del pullman, avevo potuto contemplarlo mentre come uno dei fili d’erba mossi dal vento ondeggiava leggiadro tra cielo e terra, terra di cui portava il colore, cielo di cui portava la leggerezza.
La tempesta di ieri deve averlo spaventato e sospinto, foglia autunnale, lontano dai campi aperti, oltre le barriere, oltre il terrore.
Forse il suo levarsi dolcemente verso le mani inanellate della roboante divinità pluviale è l’atto che ha placato la tempesta.
Quanto al corvo, invece. Sulla sua schiena, maestoso, il becco rivolto in direzione del tramonto.
I consiglieri del dio delle tempeste, sempre in qualche modo associati alla morte, in quanto guide, custodi, conoscitori di segreti, anime dannate, anime sagge, sono tra i pochi animali, per quel che ne sappiamo ora, a comprendere l’idea di morte.
Quale migliore esploratore da mandare in perlustrazione dopo il diluvio?

ⵡⴰⵀⵔⴻⵏ la mia felina città, osserva affamato Kampala, in un duello che dura da un bel po’. Tensione eterna, in attesa di uno scatto che arriverà alla fine delle cose.

Non aver paura.

Tuo Emzì Dioeuf

 

Leave a comment