Sulla parete, una maschera ovale.
Anelli concentrici di tessuto ne creano la pelle, l’intonaco giallino riempie le cavità vuote che ha per occhi.
Senza muovere l’increspatura scura nel legno che ha per bocca, echeggia nella stanza.
“Sai cosa puoi davvero controllare?”
Non attende una risposta; credo non riesca nemmeno a concepirne l’esistenza.
Ѐ una maschera. Esemplifica, spiega, amplifica, racconta, nasconde, ma mai si accorge dei flussi verso se stessa.
“Niente. Puoi raccontarti menzogne, puoi trovare spiegazioni, tracciare collegamenti tra i punti che incompletamente hai osservato, ma tutto questo avviene sempre dopo, dopo, dopo. Puoi solo scegliere se danzare nel mare aperto o dondolare molle in una baia riparata, ma dalle onde non puoi mai fuggire.”
Silenzio. Ho la certezza che mi stia leggendo dentro.
“Sì, vorresti, o quantomeno avresti voluto che lei ti amasse, e vorresti investigare la questione a fondo, ma l’amore è una questione per ciechi, non per chi è attento ai dettagli.
Avresti potuto scegliere di non affondare il coltello sulla pelle quando l’hai conosciuta, avresti potuto rifiutare l’invito dei suoi occhi a stendere le reti per pescare parole verso le correnti più buie che ti attraversano. Ora, ora è troppo tardi per dirti che non t’importa nulla, è troppo tardi per qualsiasi cosa che non sia guardare oltre. Puoi solo indossare un ridicolo cappello da alchimista e provare trasformare questo catramoso tumore in…qualcosa.
Oro, poesia, metastasi, un cristallo capace di resistere allo scorrere delle cose.
Ovviamente, non hai alcun dominio sul processo, non ti è dato essere padrone della natura, e non hai alcun potere sul risultato della reazione, non stiamo parlando di chimica; tuttavia il solo ottenere qualcosa ti darà la possibilità di effettuare una nuova reazione, e se ne avrai il coraggio ancora altre diecimila.
Ѐ questo il segreto dell’alchimia, trovare equilibrio nel dinamismo, nell’eterno muoversi.
L’oro è semplicemente una carota sulla cima di un bastone.
Puoi seguirlo, o lasciarlo penzolare di fronte ai tuoi occhi, a ridacchiare beffardo di te che guardi le stelle.
Prova a sedurti dicendoti che quel luccichio è oro per stolti più stolti di quelli che si fregano le mani illudendosi ricchi nell’osservare la pirite brillare.
Cosa ne sa lui di cosa vuoi acquistare?”
Fu un segnale. Non conoscevo ancora né il mercante né la moneta, ma da quel momento sapevo che in un سوق di questo caotico mondo c’era qualcosa ad attendermi.